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Il passato che parla del futuro. Il vintage contro la precarietà

Da un punto di vista prettamente sociologico possiamo affermare che lo stile vintage, inteso genericamente come l'utilizzo di oggetti o accessori intrinsecamente legati ad un dato periodo storico attraverso un preciso design, spesso associato ad un livello tecnologico alquanto superato (pensate al montgomery o al vinile in musica) - rappresenta proprio il modo in cui la moda cerca di coniugare passato e presente: o meglio cerca di legare ad un passato inteso collettivo, e quindi fermo ed assoluto (quasi documentale), un presente instabile, incerto, bisognoso di definizione.

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Pubblicato in On Design
Lunedì, 27 Luglio 2015 15:14
Il passato che parla del futuro. Il vintage contro la precarietà

 

Vestire vintage e un po' come voler "indossare la Storia" (vera perché di tutti), e trasformare il passato nel presente e forse anche nel futuro. Logicamente con Storia si definisce un concetto alquanto labile perché è soprattutto una percezione, un credere di appartenere ad un'epoca, credere di viverci dentro, riconoscersi ed identificarsi. Tutto ciò, quindi, è molto personale, psicologico (a volte psichiatrico).

Ma è sul futuro che in realtà il vintage spende meglio le sue potenzialità perché può far proprie una serie infinita di combinazioni: più epoche e stili in un contesto moderno dove il concetto di moda non è più, oramai da un ventennio, sinonimo di rispetto di canoni e tendenze ma, al contrario, libertà d'espressione e individualismo fino a poter divenire forma di contestazione politica all'interno della contestazione sociale che la moda del secondo dopoguerra ha sempre portato con sé (altrimenti la minigonna di Mary Quant che cos'altro era se non politica?).

Ma, ovviamente, ciò non può bastare. Il consumatore moderno è un Frankenstein, un'entità disomogenea prodotta dal consumismo. Può essere esperto e competente, difficile da influenzare con i classici meccanismi commerciali e del marketing più aggressivo; oppure può essere tutto l'opposto, un tronco nell'oceano in totale balia dei mass media e della pubblicità.

Ed il vintage solletica più i primi che i secondi. Cosa stupefacente di questo stile, infatti, e la sua capacità di non aver bisogno di stratagemmi per stimolare l'attenzione: i suoi estimatori sono attratti dalle certezze, preferiscono andare sul sicuro e abbandonare la strada dell'impulso creato dall'innovazione per rifugiarsi nella sicurezza del passato, anche se un po' remixato e rivisitato. Tale meccanismo è essenzialmente ingenerato da almeno tre cause: la perdita di fiducia nell'innovazione tecnologica, il perenne stato di crisi, il bisogno di appartenenza.

1- Perdita di fiducia nella tecnologia. Il progresso e la tecnologia intese genericamente col termine sviluppo hanno deluso perché non "salvifici": non risolvono i problemi della nostra vita, anzi li complicano e li moltiplicano. Siamo pieni di oggetti tecnologicamente avanzati, con mille funzioni differenti (anche lontane tra loro dal punto di visto logico), oggetti non essenziali né per la sopravvivenza né per il benessere psico-fisico né tanto meno per il miglioramento dello stile di vita. Sono più o meno inutili, sono vezzi che annoiano presto e che non diverranno mai oggetti a cui trasferiamo valore affettivo alcuno. In periodi di forte crisi come i nostri (crisi sia economica che di valori morali e sociali) la collettività si ferma, guarda al passato in cerca di stabilità; chi più chi meno tende ad idealizzare i "bei tempi andati" (più virtuali che reali), e di conseguenza le esperienze e i prodotti relativi. I dischi in vinile davano, e danno, un'emozione diversa dei file digitali, gli abiti confezionati in Italia garantivano vestibilità e qualità superiori... Se tali affermazioni appaiono qualunquistiche ciò e dovuto principalmente al fatto che le pulsioni alla base sono assimilabili alla paura per il futuro e all'instabilità del presente: e quindi solo il passato si salva e per salvarsi deve essere gioco forza migliore, prescindendo dal buon senso e dalla cultura.

2- Il perenne stato di crisi. Quanto detto nel punto precedente va pero contestualizzato e calato nella situazione odierna per cogliere le differenze col passato. Infatti anche il periodo post-bellico in occidente e gli anni di piombo alla fine degli anni settanta in Italia, erano anch'essi anni di crisi e però la mente collettiva rispose diversamente con risultati ben diversi. E anche la moda trovò soluzioni ed elaborazioni che oggi risulterebbero quasi antitetiche. Ciò che caratterizza la nostra società e l'assenza assoluta di prospettiva, per la prima volta dagli anni quaranta in poi i figli, con ogni probabilità, avranno una vita più difficile dei padri, il lavoro non sarà loro garantito e la possibilità di auto-determinarsi e rendersi indipendente dalla famiglia di origine vedrà una battuta d'arresto. Ne consegue che il concetto di crisi si fa meno definito, ingloba al suo interno sia lo spazio (l'ambiente circostante, la società, la civiltà) sia il tempo ovvero la percezione d'instabilità travalica la propria esperienza e si fa storicistica. Da quel che si può capire, ognuno di noi e portato a pensare che la crisi in atto durerà molto a lungo e riguarderà la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

3- Bisogno di appartenenza. L'ultima motivazione fa riferimento ad una chiave sociologica dell'individuo, il suo bisogno di appartenenza ad un gruppo. In quanto animale sociale l'uomo ha la necessità di confrontarsi e relazionarsi con un suo ipotetico gruppo o clan di appartenenza, ciò che per le popolazioni più arretrate può essere inteso con la parola Tribù. Per far ciò l'individuo deve metter su un sistema di segni e codici che gli permettano di capire chi fa parte o meno del gruppo da lui prescelto. In questo l'abbigliamento ha un ruolo fondante ed essenziale. Esso permette attraverso un colore, un oggetto, un tessuto a definire univocamente un'idea, un sentire, un vivere comuni. Pensiamo di nuovo alla minigonna: la indosserebbe mai una donna insicura? Anche se la troppa sicurezza a volte può produrre risultati imbarazzanti.

Nel vintage gli stili e la storia devono armonizzarsi con semplicità. Solo così l'idea può tramutarsi in identità.

 

 

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3783 commenti

  • Link al commento AgustinTum Giovedì, 21 Settembre 2017 06:24 inviato da AgustinTum

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